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Zangola a botte

Attrezzi da lavoro del passato

L’oggetto del restauro è una zangola a botte (macchina per la produzione di burro), di manifattura alto-canavesana realizzata nei primi decenni del Novecento in essenze miste: la struttura portante è in abete, il tamburo è in larice ed il tappo è in castagno.

Essa si mostra in stato di conservazione piuttosto modesto, ed inoltre la necessità di effettuare alcune riparazioni a particolari fortemente degradati nonché la sostituzione di componenti meccanici non originali consiglia un restauro completo, dalla struttura alla finitura superficiale.

Esame preliminare

La presenza di vistosi segni di tarli, le diffuse marcescenze nelle parti più deboli della struttura, la presenza di muffe ed infine le incrostazioni di sudiciume denunciano un lungo periodo di abbandono in condizioni di elevata umidità.

La buona solidità strutturale tuttavia consente il recupero della maggior parte degli elementi costitutivi, salvo alcuni particolari che richiedono qualche riparazione o sostituzione:

Non si rinvengono marchi, punzoni o altri elementi identificativi che possano aiutare a definire con precisione l’origine dell’oggetto: con ogni probabilità si tratta di un esemplare unico realizzato da qualche artigiano locale.

Fasi del restauro

Alla detersione completa con sgrassanti naturali (alcali e sapone in blanda diluizione), si provvede allo smontaggio delle parti meccaniche ed alla rimozione del tappo in castagno rimasto incollato alla sua guarnizione, ormai completamente sgretolata.

Dopo il lavaggio si evidenzia la presenza di smalto sintetico a copertura della struttura di base, sicuramente un intervento risalente agli anni Ottanta-Novanta del Novecento, che necessita di rimozione: si opta per la carteggiatura a grane decrescenti per evidenziare meglio la natura del legno sottostante ed effettuare le necessarie riparazioni con maggior precisione e coerenza.

Purtroppo, come avviene nella maggior parte dei casi, la vernice color panna ha invaso tutti i fori ed i canali dei tarli, che quindi vengono ripuliti con uno specillo arroventato per evitare la presenza di una fastidiosa puntinatura biancastra sulla superficie del legno. Segue la loro otturazione con stick di cera colorata.

Durante la carteggiatura del tamburo, preparatoria ai successivi trattamenti di finitura, si manifesta la necessità di ribatterne i cerchi, dato che le doghe ormai inutilizzate da tempo si sono completamente inossate rendendo precaria la tenuta degli stessi. Purtroppo la semplice ribattuta si rivela insufficiente e quindi optiamo per inserire una sverza di pochi millimetri tra due doghe sul lato inferiore, non visibili, allo scopo di aumentare leggermente la circonferenza del tamburo e consentire così una migliore tenuta dei cerchi.

Dopo la diverse fasi della carteggiatura, è stata effettuato una leggera tonalizzazione delle parti più chiare con leggere velature di pigmenti ad alcool, per mantenere la profondità della venatura del legno di castagno. Infine tutte le parti lignee sono state trattate con la stesura di un paio di mani di cera (d’api e carnauba in parti uguali) a diluizione molto elevata, per consentire una buona penetrazione nella fibra.

L’impugnatura della manovella, purtroppo disgregata in fase di smontaggio a causa del pesante degrado da xilofagi, è stata ricostruita ex novo con legno di castagno coevo.

Tutte le parti metalliche (cerchi, bulloni e staffe, manovella e supporti del tamburo) sono state sverniciate a fuoco e dopo la rimozione dei residui fuligginosi con spazzola di ferro, non essendo più reperibili sul mercato antiquario componenti di recupero atti al ricambio, si è provveduto ad adattare la ferramenta esistente ad uno stile più vicino possibile all’originale: la sezione dei tondi metallici è stata uniformata al tornio, e sono state eliminati i cordoni delle saldature, i cuscinetti a sfere a supporto dell’albero di rotazione sono stati rimpiazzati da alloggiamenti in gole di legno intagliate direttamente nella struttura e sostenute da staffe metalliche; infine gli accoppiamenti delle varie parti in movimento sono stati adattati al montaggio per mezzo di viti di recupero del tipo coniche a taglio.

Anche la ferramenta è stata trattata con una mano leggerissima di cera, a protezione della patina ossidativa e per migliorare il contrasto visivo rispetto alle parti lignee.

Collocazione

Non più utilizzabile come strumento di lavoro per la produzione del burro, a causa delle normative sanitarie attualmente in vigore, la zangola rimane un gradevolissimo oggetto storico con funzione di arredo: essa è collocabile in contesti rurali o montani, a testimonianza delle usanze locali del passato, ma felicemente inseribile anche in un ambiente contemporaneo come singolare e gradevolissimo elemento di contrasto.

Valutazione finale

Se le zangole ad asta sono piuttosto diffuse sul mercato antiquario, la variante a botte oggetto di questo restauro è invece piuttosto rara, soprattutto nelle aree prealpine piemontesi. Costituisce quindi un’importante testimonianza delle tecniche di lavorazione lattiera del passato, nella sua variante meno diffusa.

Non è un oggetto di uso comune, quindi pur essendo di costruzione piuttosto recente, potrebbe nel tempo acquisire un discreto valore commerciale, anche in relazione alla qualità della fattura ed alla solidità dell’insieme.

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