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Seghe da falegname

Attrezzi da lavoro del passato

Abbiamo recuperato tre seghe a telaio per falegname, con ogni probabilità valsusine e risalenti ai primi del Novecento. Frugando per mercatini e robivecchi, ma anche nelle vecchie cascine e nei locali che un tempo fungevano da laboratorio casalingo di quasi tutte le famiglie di campagna, è piuttosto frequente il ritrovamento di questo genere di oggetti, testimoni di un artigianato operoso e creativo ormai tramontato, ma che per gli appassionati della storia dei nostri antenati costituisce un’inesauribile fonte di ispirazione.

Esame preliminare

Ad un primo esame appaiono piuttosto sane e robuste, in buono stato di conservazione generale e sicuramente in prima patina, nonostante sia evidente il loro stato di abbandono da parecchi decenni (lame e meccaniche piuttosto arrugginite, sporcizia e polvere, qualche segno di attacco di tarli).

Due di esse sono state costruite in proprio dall’artigiano che le utilizzava, attraverso l’uso di diverse essenze dure (castagno, noce e larice); la terza sega - interamente in legno di noce - non riporta curiosamente alcun marchio o punzone, ma alcuni dettagli costruttivi (tensore a vite, smussatura ergonomica dei montanti, tornitura di precisione dei pivot portalama, possibilità di smontaggio rapido con dadi ad alette) rivelano la sua origine di fabbrica, presumibilmente una piccola serie prodotta da qualche laboratorio locale.

Fasi del restauro

Dall’analisi dei tre oggetti, appare evidente innanzitutto la necessità di rimuovere il più possibile la sporcizia e le incrostazioni tenacemente annidate nelle varie fessure e sulle diverse parti dell’impugnatura e del telaio.

Per facilitare l’operazione abbiamo deciso di smontare completamente le tre seghe: dopo un’adeguata lubrificazione delle parti filettate con WD40 e la rimozione dei tensori (uno di essi è stato sostituito in tempi recenti con cordame in nylon, quindi andrà ripristinato con un trefolo in canapa o altro materiale coerente), sono state rimosse le lame e disassemblate le traverse dai montanti e dai vari componenti.

La rimozione della polvere è stata effettuata con una semplice tamponatura a straccio con acqua tiepida, mentre la per la pulizia più approfondita abbiamo preparato una miscela di alcool puro con un detergente a base di agrumi allo scopo di mettere a nudo il legno senza compromettere la patina ossidativa del tempo.

Le lame sono state energicamente sfregate con una spazzola in saggina per rimuovere le incrostazioni di ruggine più grossolane (sempre con l’aiuto del detergente), ma invece di sottoporre il metallo ad un’abrasione profonda per l’eliminazione completa della ruggine, abbiamo deciso di mantenere l’ossidazione superficiale per maggiore coerenza con lo stato di conservazione delle parti lignee.

Dopo aver verificato che non fossero necessari interventi di consolidamento o incollaggio di eventuali rotture, abbiamo semplicemente provveduto alla ricostruzione di un tensore mancante con materiale coevo, cercando di replicarne la forma e di adottare lo stile piuttosto rustico della sega in oggetto. Infine è stata sostituita la corda tendilama in nylon con una in canapa, anch’essa di recupero.

A questo punto su tutte le parti lignee, allo scopo di valorizzare la bellezza della trama di alcune di esse, abbiamo applicato una finitura superficiale a gommalacca: è stata sufficiente una sequenza di tre mani a diluizione crescente per donare la giusta brillantezza alla fibra, senza renderne l’aspetto eccessivamente vetroso.

Dopo un’ultima carteggiatura leggera con carta abrasiva di grana 240, la superficie di tutte le componenti delle tre seghe, comprese le lame ed i vari tensori metallici e non, è stata trattata con una miscela di cera d’api e carnauba stesa con paglietta metallica finissima.

Contrariamente al solito, la ceratura è stata applicata sui singoli pezzi prima del rimontaggio finale, per poter garantire alle giunzioni il giusto grado di lubrificazione ed evitare il potenziale incollaggio delle parti mobili a causa della gommalacca.

Dopo un ultimo controllo generale, le varie parti sono infine state rimontate.

Collocazione

Pur essendo perfettamente integre e robuste, e quindi eventualmente ancora utilizzabili nella loro funzione originaria (naturalmente dopo un’approfondita rimozione della ruggine ed una corretta affilatura e stradatura delle lame), la tipica funzione odierna di questo genere di oggetti rimane quella ornamentale: è piuttosto frequente osservare antichi attrezzi da lavoro sulle pareti delle nostre case contemporanee, ma anche nei vari musei etnografici che documentano la storia delle vallate alpine e prealpine.

Valutazione finale

Trattandosi di oggetti di uso piuttosto comune e della cui tipologia esistono in circolazione ancora numerosissimi esemplari in varie condizioni di conservazione, non si tratta di oggetti di valore.

Rimane comunque il fatto che a vario titolo costituiscono un’importante testimonianza dell’arte manifatturiera locale, ed alcuni particolari di grande finezza nella lavorazione le rendono piuttosto interessanti nel  valorizzare l’abilità tecnica e la sensibilità dell’artigiano o del laboratorio che le ha realizzate.

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