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Sedia fine Ottocento

Restauro completo e tappezzeria

L’oggetto del restauro è una sedia di manifattura piemontese, dalla seduta imbottita in velluto ocra, realizzata sul finire dell’Ottocento in legno di noce. Essa si mostra in discreto stato di conservazione, ma la necessità di sostituzione della tappezzeria rende consigliabile un restauro completo ed il rinnovo della finitura superficiale, molto probabilmente non più in prima patina.

Esame preliminare

Sono presenti pochissimi segni di tarli, indice della corretta conservazione nel tempo, ma la notevole solidità strutturale nasconde alcuni difetti che richiedono qualche riparazione:

Non si rinvengono marchi o punzoni che attestino con precisione l’origine dell’oggetto, con ogni probabilità realizzato in piccola serie da un laboratorio artigianale.

Fasi del restauro

L’analisi della sedia rivela la necessità di sostituire la tappezzeria, oltre che per necessità di adeguamento estetico all’arredamento in cui verrà collocata, anche per finalità igieniche, dato che il precedente restauro non ha provveduto alla sostituzione dell’imbottitura, che - trattandosi ancora dell’originale in paglia, tela e corda - appare molto sporca e polverosa.

Alla rimozione di rivestimento e imbottitura è seguita la completa schiodatura del telaio, mai effettuata in passato, dato che le parti lignee che ne costituiscono la struttura sono piuttosto danneggiate dall’accumulo di chiodi e graffette susseguitisi nel tempo: tutti i fori risultanti sono stati riempiti e stuccati con pasta di legno per garantire un adeguato aggrappo della chiodatura successiva.

La schiaritura del legno della struttura, effettuata con una serie di lavaggi successivi a base di detergenti alcalini ed acqua ossigenata, ha evidenziato una trama della venatura molto elegante, tipica del legno di noce cosiddetto biondo, e parallelamente un altissimo livello qualitativo ed estetico della cimasa e delle modanature che sottolineano il profilo del telaio, sicuramente opera di un finissimo scultore ebanista.

La ricchezza e delicatezza di tali decorazioni appaiono invece decisamente in contrasto con una scelta piuttosto approssimativa del legname utilizzato per la realizzazione della struttura, perché pur mostrando una trama molto ricca e decorativa, appaiono in più punti alcuni evidenti discromie, dovute alla tipica differenza di colore tra alburno e durame del noce: sembrerebbe plausibile che il costruttore della sedia non coincida con l’ebanista autore delle sculture di cui sopra, ipotesi che confermerebbe la tesi della realizzazione in piccole serie da laboratorio.

Il lavaggio ha evidenziato che le gambe anteriori, in corrispondenza della scheggiatura che ha subìto il telaio, sono state precedentemente sottoposte ad un incollaggio vinilico (molto probabilmente in occasione dell’ultimo intervento di sostituzione del rivestimento), la cui elasticità ha determinato il cedimento dei tenoni: abbiamo quindi provveduto allo smontaggio completo delle parti danneggiate e - rimossa ogni traccia del precedente incollaggio - alla ricostruzione dei tenoni spezzati, nonché della scheggiatura di cui sopra con un inserto in legno di noce coevo e di venatura compatibile.

Un’altra evidenza dell’approssimativa scelta del materiale è data dalla presenza di un grosso nodo in corrispondenza di un punto nevralgico della traversa superiore, che infatti è stato il responsabile della rottura a seguito dell’inossamento del legno: pertanto è stata smontata anche la traversa stessa per consentirne la riparazione ed un nuovo incollaggio tra le parti.

Le discromie cui abbiamo accennato e la presenza di alcuni difetti superficiali del legno hanno suggerito di riportare la tinta ad un livello più vicino al color del mogano, piuttosto che al naturale come inizialmente previsto, ma in ogni caso leggermente più chiaro dell’originale, allo scopo di valorizzare il più possibile la linea delle parti scolpite e la trama della venatura.

Dopo la diverse fasi della carteggiatura a grana decrescente, la tintura è stata effettuata con pigmenti ad alcool in più velature successive, per mantenere la profondità della texture; ad essa è seguita la stesura di più mani di gommalacca in diluizioni dal 20% al 5%, intervallate da altre carteggiature finissime e dai necessari ritocchi cromatici in corrispondenza delle riparazioni e dei difetti.

L’ultimo passaggio infine è stato l’applicazione di un paio di mani di cera d’api al naturale sulle parti più scure e leggermente ombreggiata col bitume giudaico su quelle più chiare, per amalgamare ancora meglio le differenze di colore.

Al termine delle operazioni di restauro strutturale è stata costruita una seduta interna al telaio, in sostituzione del cordame ormai inutilizzabile, anche con funzione di rinforzo e legatura delle varie parti, in modo da conferire ulteriore solidità alla sedia.

Sulla seduta è stata fissata l’imbottitura in gommapiuma compatta anallergica, mantenuta in posizione da una controsagoma in multistrato a cui è stata fissata la tela di copertura. Infine è stato allestito il rivestimento finale, adattando il disegno floreale alle curve ed alle dimensioni del telaio: il fissaggio è stato effettuato in parte con la chiodatura tradizionale ed in parte a graffe sul tessuto risvoltato. In ultimo è stata applicata la passamaneria, anche in questo caso con particolare attenzione alle diverse curvature del bordo del telaio, in modo da mascherare la chiodatura ma lasciare in evidenza il profilo scolpito dello stesso.

Collocazione

Pur essendo tornata allo stato di robustezza originario, e quindi perfettamente utilizzabile nella sua funzione di seduta, l’eleganza dei motivi ornamentali ed il rinnovo di tappezzeria e finitura superficiale, rendono la sedia particolarmente adatta ad un riutilizzo ornamentale: potrà essere posizionata in un contesto di arredo signorile, come oggetto scenografico a sé stante, ma la consistenza della seduta la renderà anche un valido supporto per oggettistica, vasellame, fiori o altro ancora.

Valutazione finale

Trattandosi di un oggetto di uso comune e della cui tipologia esistono in circolazione ancora numerosissimi esemplari in varie condizioni di conservazione, non si tratta di un oggetto di grande valore.

Essa costituisce però una importante testimonianza dell’arte manifatturiera e dell’ebanisteria locale, soprattutto in virtù dell’abilità tecnica e della notevole sensibilità artistica dimostrata dall’artigiano che ne ha realizzato i diversi particolari (cimasa, traverse, angoli e perimetro del telaio): risulta quindi che tale sedia, per il disegno di seduta e schienale, per l’utilizzo di un’essenza nobile, per la finezza dell’apparato decorativo, unitamente al rinnovo della finitura e del rivestimento a tema floreale, risulta essere un elegante e gradevolissimo oggetto d’arredo d’epoca, ben collocabile in qualsiasi contesto signorile, parimenti classico o moderno.

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