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Portoncino tardo Settecento...

... splendido ma in condizioni pietose!

Rassettando il pollaio di un’antica cascina piemontese, è stato trovato uno splendido portoncino in noce risalente agli ultimi decenni del Settecento. È un bellissimo esempio di serramento da esterno, probabilmente proveniente da un’abitazione signorile, purtroppo non più in patina originale ed in pessimo stato di conservazione: oltre alla sporcizia caratteristica dell’utilizzo a cui è stato in ultimo destinato, si rinvengono anche svariate crepe, rotture, manomissioni di vario genere susseguitesi nel tempo, nonché numerosi attacchi di parassiti ed anche qualche compromissione strutturale alla base. Naturalmente non possono mancare all’appello i numerosi residui di verniciature novecentesche di grossolana fattura!

Esame preliminare

Nonostante il lungo abbandono e le condizioni di conservazione, l’età del manufatto, la nobiltà dell’essenza e la presenza di gran parte della ferramenta originale hanno senza dubbio consigliato il restauro completo, allo scopo di destinare nuovamente questo bellissimo oggetto alla sua originaria funzione di portoncino da ingresso. Naturalmente si tratterà di un lavoro molto oneroso e particolarmente complesso, ma la bellezza e la natura stessa di questo tipo di opere porterà sicuramente a grande soddisfazione nel vederlo giorno per giorno rinascere.

Fasi del restauro

La prima fase è stata una generale pulizia con detergenti neutri naturali delle varie incrostazioni del tempo, seguita da alcuni saggi per esaminare la natura delle vernici ripetutamente sovrapposte negli ultimi decenni. La raschiatura di alcune parti conferma la natura pregiata dell’essenza, pertanto decidiamo di procedere all’eliminazione completa di ogni traccia di colore da entrambi i lati delle ante: la faccia anteriore presenta alcune mani di smalti sintetici, mentre quella posteriore sembra essere coperta da un unico strato piuttosto corposo di cementite.

La rimozione delle vernici è stata effettuata con modalità diverse, a seconda del tipo di materiale incontrato: pistola termica per gli strati più esterni, sverniciatore e paglietta per lo strato di cementite, soda caustica per gli strati più profondi. Naturalmente alla sverniciatura completa è seguita l’operazione più difficoltosa, ossia la spuntinatura dei fori di tarlo riempiti di vernice a mezzo di uno specillo arroventato.

Dopo un lavaggio ed una deterisone completa di ogni traccia di precedenti materiali, abbiamo affrontato parallelamente sia il ripristino delle parti ammalorate, sia il consolidamento strutturale: quest’ultimo è stato ottenuto con ripetute iniezioni di consolidante acrilico nelle numerose gallerie create dai tarli, in modo da impregnare le fibre lignee dall’interno e non lasciare alcuna traccia visibile dell’intervento.

Dal punto di vista delle opere di falegnameria si sono resi necessari alcuni interventi per la sostituzione di parti eccessivamente danneggiate per tentare un semplice consolidamento: in particolare le vaste aree di marcescenza alla base dei montanti di una delle ante ed una profonda scheggiatura su una della traverse orizzontali hanno richiesto la realizzazione di tasselli in essenza coeva e dalla venatura coerente per mascherarne il più possibile la presenza.

Analogamente abbiamo dovuto tappare i fori creati in tempi recenti per l’adattamento di serrature moderne: ricalcate le misure dei vari fori, essi sono stati riempiti con spine di misure diverse e sempre in legno di noce recuperato da antichi manufatti non più restaurabili.

Al termine del ripristino di tutte le parti danneggiate si procede con alcuni delicati passaggi di carta abrasiva, rigorosamente a mano, per non rovinare la patina ossidativa che il legno aveva acquisito inizialmente, prima delle verniciature successive: sono sufficienti quattro o cinque ripetizioni da una grana media ad una finissima per ottenere una superficie estremamente gradevole al tatto e chiudere i pori delle fibre.

L’ultima fase prevede infine la mordenzatura con pigmenti ad acqua color noce antico, soprattutto per omogeneizzare le discrepanze cromatiche tipiche dell’essenza: talvolta durame ed alburno presentano importanti discromie ed in certi casi (ad esempio nelle giunzioni fra montanti e traverse) possono risultare eccessive: in queste situazioni si può procedere, a seconda del gusto estetico che desideriamo assecondare, con sfumature più o meno intense per attenuare le differenze.

In ultimo si passa alla finitura superficiale a base di cera d’api: alcuni passaggi a diluizioni decrescenti. sempre intervallati da un leggero strofinamento con lana di ferro finissima, saranno necessari per nutrire il legno in profondità e proteggere il manufatto dagli agenti atmosferici. Al rimontaggio della ferramenta seguirà la posa in opera a chiudere l’ingresso di un’abitazione settecentesca.

Collocazione

Raramente è possibile trovare serramenti antichi in buone condizioni, dato che nel corso dei secoli le esigenze abitative sono mutate più volte e di conseguenza molto spesso ogni porta o portone di qualsiasi casa è stato più volte maneggiato, adattato, modificato... Accadeva molto spesso che i serramenti venissero sostituiti in occasione delle varie ristrutturazioni di casa che i diversi proprietari effettuavano nel corso del tempo, e frequentemente venivano utilizzati come legna da ardere: infiniti manufatti di questo genere sono stati travolti dall’euforia del rinnovamento che ha interessato la nostra società nel Dopoguerra.

È stato quindi un vero colpo di fortuna trovare questo portoncino, purtroppo non in buone condizioni, ma quantomeno preservato dal focolare: dopo un accurato restauro la sua ovvia collocazione può solo essere quella originaria, ed abbiamo deciso di dedicarlo - in funzione della sua robustezza e pregio dell’essenza, nonché dell’epoca di costruzione - alla chiusura di un accesso pedonale ad un’abitazione piemontese coeva.

Valutazione finale

Un buon portoncino d’epoca in legno di noce piò spesso raggiungere elevate quotazioni sul mercato antiquario, soprattutto se ben conservato e di età superiore ai duecento anni. Non è purtroppo questo il caso, perché pur essendosi fortunosamente mantenuto in vita, le sua cattiva conservazione ha inevitabilmente degradato molte componenti... E naturalmente non ci riferiamo solo agli ultimi decenni trascorsi in un pollaio, anzi, paradossalmente i danni minori sono proprio quelli derivati da tale utilizzo improprio!

Resta però la grande soddisfazione di aver recuperato uno splendido rappresentante dell’arte minusiera piemontese del Settecento e di avergli restituito la giusta dignità anche grazie all’inserimento in un contesto adeguato alla sua naura, allo stile ed all’epoca di costruzione.

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