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Cucina su misura

Si recupera tutto il recuperabile!

La necessità di realizzare una cucina su misura - costituita da una base a forma di “L” da addossare a due pareti ortogonali - per un’abitazione signorile risalente a fine Settecento, ci ha convinti a riutilizzare alcuni materiali di recupero rinvenuti nella casa stessa: si trattava perlopiù di oggetti di arredo e mobilia di nessun valore realizzati da artigiani improvvisati intorno alla metà del Novecento, e destinati inizialmente allo smaltimento: un letto a due piazze ed i montanti di alcuni dei serramenti interni non originali hanno fornito una buona riserva di massello per la costruzione della struttura e del piano superiore, mentre le ante e parte del materiale per la realizzazione dei cassetti sono stati ricavati da alcuni scuri per finestre, ormai in disuso.

Realizzazione delle ante

Il punto di partenza su cui si è disegnato l’intero progetto è stata la realizzazione delle antine: dovendo sottostare alle misure degli scuri per finestre già disponibili, si è reso necessario adattare l’intera struttura alla dimensione di questi.

La prima operazione è stata lo smontaggio degli scuri, dalle cui tre specchiature è stato possibile ricavare due antine attraverso l’eliminazione della parte centrale ed il recupero di pannelli e modanature superiori ed inferiori. Allo smontaggio è seguita la rimozione dei diversi strati di vernice avvicendatesi nel corso dei decenni e la messa a nudo dell’essenza lignea.

Naturalmente si è reso necessario il consolidamento o la sostituzione delle parti ammalorate, nonché la ricostruzione ed il ripristino di mortase e tenoni ove questi non avrebbero più garantito la necessaria tenuta ad un nuovo incollaggio. Infine sono state scavate le sedi per le nuove cerniere a farfalla e sono stati predisposti i catenacci per la chiusura delle antine.

Struttura, piano e cassetti

Il telaio principale della cucina è stato ricavato dai montanti di alcune porte interne (risalenti ad una maldestra ristrutturazione del dopoguerra, totalmente prive di valore, e giudicate per l’estetica e la fattura del tutto incoerenti rispetto alla natura dell’edificio): i vari elementi di massello, dopo la raschiatura delle vernici sovrastanti e la messa a misura, sono stati assemblati tra loro a formare i tre corpi principali della base della cucina, il cui fondo è stato realizzato in multistrato di commercio acquistato a taglio.

Il piano superiore è stato infine ricavato dai longheroni e dalle traverse in massello di gattice derivanti da un letto a due piazze, anch’esso realizzato grossolanamente intorno agli anni Cinquanta/Sessanta del Novecento e pertanto del tutto insignificante da punto di vista antiquariale: anche in questo caso si è eliminata la finitura superficiale e si è provveduto a mettere a nudo ed a misura le varie tavole, assemblate tra loro per incollaggio dopo la necessaria maschiatura.

I bordi del piano sono stati sagomati con una modanatura continua a becco di civetta ad ingentilirne le forme, e la superficie è stata lievemente mordenzata a pigmento color noce antico ed in seguito trattata con una decina di mani di gommalacca (tirata a diluizioni decrescenti per l’impregnazione completa dei pori), a cui è seguita una ceratura finale con tre veli sottilissimi di cera d’api per mantenere il legno al naturale e valorizzare la venatura di alcune delle parti più scenografiche del gattice.

Dai pannelli rimanenti delle suddette porte sono stati ricavati i frontalini dei cassetti, la cui struttura è stata costruita ex novo da legname di commercio, così come le mensole interne.

L’intero mobile infine è stata laccato in bianco avorio, decorato con alcuni filetti color mattone per impreziosire la sagoma delle ante, e trattato infine con bitume giudaico per creare una patina antichizzata e due finissime mani di cera naturale a protezione finale del manufatto.

Collocazione

Il mobile, pur non essendo di realizzazione antica, comunque attinge alla tradizione delle cucine piemontesi delle abitazioni del passato per quanto riguarda lo stile, le finiture ed i particolari decorativi; inoltre l’utilizzo di materiale di recupero - risalente a vari periodi tra il secondo Ottocento e la metà del Novecento - ha consentito di sfruttare oggetti di poco valore che sarebbero inevitabilmente stati destinati allo smaltimento.

La sua collocazione all’interno di una casa di fine Settecento risulta quindi perfettamente coerente con il contesto in cui è stato inserito, naturalmente con gli adattamenti necessari all’installazione di elettrodomestici contemporanei e di un lavello in rame a sbalzo realizzato artigianalmente su misura.

Valutazione finale

Il valore di una cucina realizzata su misura può essere anche piuttosto elevato, data la necessità di remunerazione delle numerose ore-uomo necessarie alla sua costruzione. Resta in ogni caso il fatto che l’utilizzo di materiale di recupero dallo scarso valore intrinseco può parzialmente incidere sul contenimento del costo rispetto a quanto si potrebbe ipotizzare con l’uso di legname commerciale pregiato, così come il riuso di manufatti già caratterizzati in origine da lavorazioni complesse senza dubbio può contribuire a ridurre il carico di lavoro necessario e di conseguenza il costo finale.

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