Banchetto da officina
Mai fidarsi delle apparenze!
Alessandro Cruto, con l’invenzione della lampada ad incandescenza, ha illuminato le nostre notti per quasi un secolo e mezzo. Ai primordi dell’industrializzazione piemontese anche Alpignano fa parte di questa storia: il piccolo abitato agricolo all’imbocco della Val di Susa deve la sua trasformazione industriale al geniale inventore piossaschese, che nel 1886 trasferì la produzione nello stabilimento oggi conosciuto come Opificio Cruto, divenuto in seguito sede della multinazionale Philips nel 1927 grazie all’opera dell’ingegner Silvio Marietti.
Questo banchetto è stato ritrovato proprio nell’abitazione che è stata di proprietà della famiglia Marietti. L’aspetto e le dimensioni suggeriscono che potesse trattarsi di un tavolino da officina, ma le sue pessime condizioni stavano per destinarlo al ruolo di legname da ardere. Prendendolo in mano ci siamo però accorti di un peso non indifferente, tipico di essenze dure: diamogli un’altra possibilità e procediamo con un tentativo di restauro!
1Ecco com’era il banchetto: sporcizia, rotture, crepe e numerose mani di vernici varie... Si preannuncia un bagno di sangue!
2Per fortuna l’esposizione alle intemperie ci ha aiutato: lo strato di vernice più recente si sfoglia con relativa facilità...
3... ma è una magra consolazione: gli strati inferiori sono più tenaci e dobbiamo procedere ad una raschiatura più energica.
4L’odore di creolina che sale sverniciandolo, riporta alla produzione di componenti elettrici: il genio di Cruto si sta manifestando!
5Bisogna smontare le mensole ed il piano superiore per ripristinare l’incollaggio delle tavole e chiudere la fessura...
6... e già che ci siamo conviene anche smontare la struttura un po’ ballerina per incollare nuovamente i vari pezzi.
7Eliminiamo la fessura reincollando le tavole del piano in larice, un’essenza robusta e molto scenografica!
8Il piano era montato a filo: eliminata la fessura, dobbiamo stringere anche la base accorciando le traverse e ricostruendo i tenoni.
9Ecco le spine intagliate a mano di fine Ottocento: un altro indizio della provenienza dalla fabbrica di Alessandro Cruto!
10Molte spinature originali non sono più utilizzabili: decidiamo di rifarle ex novo, anche per garantire più tenuta alle giunzioni.
11 Prepariamo la vernice a gesso per la base, cercando di imitare il verde salvia tipico dei manufatti industriali dell’epoca...
12... e dopo alcune prove colore, troviamo un tono molto caratteristico: dopo quasi 150 anni il verde salvia è ancora di moda!
13Pur con le sue magagne, il piano è molto bello: lo lasciamo al naturale stuccando a gesso e terre solo i difetti maggiori.
14Evidenziamo la venatura rossiccia del larice con alcune mani di olio di lino ed una finitura a cera d’api: tutto molto naturale!
15Per ricreare lo stile industriale procediamo con un leggero decapaggio della superficie, simulando l’usura del tempo...
16... e la finitura superficiale, a scopo protettivo e decorativo, viene ottenuta con alcuni passaggi molto velati di bitume.
17Dalla fabbrica al negozio di prelibatezze
L’Evo di Eva: la sua storia lo accompagnerà ancora per molto tempo!