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Lavabo e servante...

... da un armadio irrecuperabile

Abbiamo recuperato un antico guardaroba piemontese in legno di pioppo: si tratta di un classico armadio doppio corpo della prima metà dell’Ottocento, in patina originale ma purtroppo in pessimo stato di conservazione. Anche se l’austera semplicità delle sue forme lo faceva apparire sano e robusto, un esame visivo appena più approfondito evidenziava il forte degrado di molte parti del mobile, principalmente a causa dell’umidità e dei diffusi attacchi da parte di agenti esterni; ma anche per via di alcuni maldestri tentativi di recupero effettuati in passato, che hanno irrimediabilmente rovinato alcuni elementi strutturali.

Esame preliminare

Era assolutamente evidente lo stato di abbandono da parecchi decenni, presumibilmente in un ambiente non idoneo alla sua buona conservazione: oltre ai citati attacchi da parte di muffe ed insetti xilofagi, si sono anche rinvenute le tracce lasciate da roditori, che in molti punti hanno completamente eroso la struttura lignea di cassetti, fondi, ante e piedi.

Le condizioni di avanzato degrado, nonché lo scarso valore storico del mobile, hanno sconsigliato il recupero alla sua funzione originaria, ma alcune parti ancora integre si prestavano egregiamente ad una trasformazione più radicale in funzione di un riutilizzo sotto altra forma: si è pertanto deciso di valorizzare le componenti più sane così come quelle più interessanti dal punto di vista decorativo, per realizzare una servante sfruttando il corpo superiore, nonché una base per lavabo da bagno riutilizzando il corpo inferiore in posizione rovesciata.

Fasi del restauro

La prima indispensabile operazione è stata una generale pulizia delle varie parti del mobile: sverniciatura e rimozione di incrostazioni dalle ante, dal cassettone e dai due corpi di cui l’armadio era costituito: in una prima fase con acqua e detergente neutro, fino ad arrivare ad una detersione alcalina in profondità per rimuovere ogni traccia della finitura originaria, purtroppo irrecuperabile.

Come prevedibile, date le tecniche dell’epoca per la realizzazione di mobilia d’uso quotidiano, sotto la laccatura originaria si presentava un’essenza molto incoerente, nodosa e sicuramente già a suo tempo proveniente dal recupero di altri oggetti, vista la diffusa presenza di tacconi e tracce di componenti di ferramenta preesistenti. Tale circostanza ha ulteriormente rafforzato la convinzione di poter riutilizzare le parti recuperabili del mobile sottoponendo il risultato ad una nuova laccatura in stile shabby chic, proprio per coprire tutti i difetti e le imperfezioni del legname originario, nonché del materiale da utilizzare ad integrazione delle parti danneggiate.

Entrambi i corpi sono stati smontati allo scopo di consolidare le varie giunzioni, ricostruendo mortase e tenoni qualora non sufficientemente robusti per garantire la tenuta di un nuovo incollaggio.

Le ante presentavano un disegno asimmetrico, costituito da una doppia pannellatura in proporzioni un terzo / due terzi: le dimensioni dei pannelli hanno perciò suggerito di sfruttare la pannellatura più grande per la realizzazione di due ante a tutta altezza, circa coincidenti con la dimensione del corpo superiore. Le pannellature inferiori, invece, potevano efficacemente costituire due antine più piccole, che in abbinamento al cassettone ed al corpo inferiore avrebbero costituito la base per lavabo.

Anche il cassettone è stato diviso in due parti uguali, sia per la maggiore praticità d’uso nella sua destinazione futura, sia per recuperare alcuni centimetri di legname eccessivamente ammalorato per un recupero integrale. Naturalmente il corpo di entrambi i cassetti è stato ricostruito ex novo perché fondi e fianchi risultavano completamente attaccati da roditori, e quindi si è provveduto all’utilizzo della parte frontale, riproducendo le preesistenti modanature ove necessario.

È stata inoltre ridotta la profondità complessiva dei due corpi, in quanto la parte posteriore dei fianchi versava in grave stato di marcescenza, probabilmente a causa del fatto che il mobile è stato accostato ad una parete umida ed insalubre: di qui anche la necessità di installazione di nuovi fondi su entrambi i corpi a causa dell’impossibilità di recupero del preesistente.

Il rimontaggio delle varie parti ha richiesto la creazione di adeguati rinforzi strutturali interni - naturalmente invisibili - in corrispondenza delle diverse giunzioni dei montanti con i fianchi e dei supporti alle ante, nonché naturalmente la costruzione di nuove guide per i cassetti ed alcuni ripiani per un migliore sfruttamento degli spazi interni.

Dopo le necessarie stuccature e carteggiatura delle superfici, la finitura è stata realizzata attraverso l’apposizione di due mani di idropittura a gesso e pigmenti, seguita da una mano di cera naturale ed una di bitume giudaico per simulare la patina che dovrebbe avere un mobile laccato di circa due secoli.

Analogamente si è provveduto all’installazione su entrambi i corpi di un piano in materiale di recupero coevo, sempre in legno di pioppo, lasciato però a finitura naturale (olio di lino e cera d’api), nonché al ripristino della ferramenta e delle modanature lignee presenti sulle pannellature superiori delle ante originarie.

Collocazione

Avendo purtroppo dovuto escludere la possibilità di un recupero del mobile alla sua funzione originaria di guardaroba, si è comunque ritenuto di valorizzare l’opera dell’artigiano che l’aveva realizzato riciclando a nostra volta buona parte del materiale superstite per la realizzazione di due oggetti distinti ma tra loro coerenti, che possono avere una agevole collocazione funzionale anche in ambienti di ridotte dimensioni.

Tale scelta è stata agevolata anche dalla particolare conformazione dell’armadio, che ha limitato allo stretto indispensabile gli interventi invasivi sulla struttura originaria, rendendo possibile ancora per molti decenni lo sfruttamento dell’opera.

Una bassa credenza può costituire un valido supporto per qualsiasi soprammobile in un ingresso, in un salottino, in una cucina anche contemporanea, nonché una notevole fonte di spazio per l’archiviazione di documenti, masserizie o altri oggetti di uso comune. La base per un lavabo, dal canto suo, costituisce un indispensabile oggetto d’arredo per un bagno e - di nuovo - può fornire un’ampia riserva di volume per la sistemazione di asciugamani, tovagliette, detergenti e prodotti per l’igiene quotidiana; grazie anche alla maggiore fruibilità dei due cassetti in luogo dell’unico cassettone originario.

Valutazione finale

Il valore di tale tipologia di mobili è piuttosto basso, trattandosi di oggetti di uso quotidiano piuttosto comune e di fattura non pregiata; a maggior ragione se si considera il pessimo stato di conservazione in cui l’oggetto versava e la bassissima qualità dell’essenza e dei tagli utilizzati in origine.

Molto interessanti sono però le possibili reinterpretazioni di tali elementi d’arredo, anche nell’ottica di un recupero consapevole e funzionale degli elementi lignei ancora integri e decorativamente piacevoli (modanature, pannelli delle ante, fianchi, e ferramenta antica): questo approccio può costituire, a distanza di quasi duecento anni, un modo per donare nuova vita ad un materiale che, diversamente, sarebbe destinato alla scomparsa; ed inoltre vorremmo così romanticamente considerare ancora presente per molto tempo la maestria dell’artigiano che ci ha preceduti secoli or sono.

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